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Autore: carlomassarutto

Parlare in Pubblico

Parlare in Pubblico

Superare la paura

Quando si pensa al parlare in pubblico si va subito a pensare a palchi, grossi pubblici e riflettori puntati. Una situazione che potrebbe creare problemi a molti.
In realtà i problemi possono arrivare anche quando la situazione è ben diversa, come un ufficio, qualche collega e una presentazione power point, magari con il bilancio da presentare.

Chi si trova in questa situazione inizia a pensare che non ne verrà fuori bene, che la voce gli si strozzerà in gola.
Si sforzerà per fare tutto al meglio, per non sbagliare una virgola, ma appena i suoi occhi cadranno su quello di qualcun altro e noterà quell’impercettibile nota di disappunto, sarà il problema diventerà enorme. Ci sarà il blocco!

Come nel fu Mattia Pascal “si immagini signor Meis, se dal buco nel cielo di carta del teatrino delle marionette, entrassero tutti gli influssi del mondo, proprio quando che L’Oreste sta per vendicare la morte del padre […], diventerebbe un Amleto” (riportata a memoria, mi scuso per le imperfezioni)

L’eroe si blocca e diventa pieno di dubbi, che lo porteranno ad evitare sempre più quella situazione.

Con un breve percorso, però, ci si può sbloccare in tempi brevi e tornare ad essere un vero oratore.

Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio blocco della performance, dove tutto quello che viene cercato di fare per sbloccarsi va, paradossalmente (come per ogni problema che si rispetti) a diventare la strategia disfunzionale che complica il problema, invece che risolverlo.

Le strategie disfunzionali

Nella terapia breve strategica si parla di Tentate Soluzioni.

Vediamo ora insieme quali possono essere davanti al blocco della performance del parlare in pubblico.

  • evitare
  • inventare scuse
  • trovare il modo di delegare
  • chiudersi in bagno
  • fingere un malore
  • chiedere aiuto
  • chiedere rassicurazioni
  • auto sabotarsi

Ad esempio, un paziente mi raccontava di come era riuscito a trovare l’escamotage di auto chiamarsi al cellulare, in modo da uscire dalla stanza e fuggire lontano dalla graticola.

In che modo una tentata soluzione diventa parte del problema?

Proprio per quell’apparente beneficio che si prova nel metterla in atto, ma se il beneficio all’inizio è maggiore della perdita, alla lunga diventa un vero sacrificio, fino a chiudersi in una prigione di tentate soluzioni, che andranno a restringere sempre più il proprio spazio vitale.

Come sbloccare il blocco?

Per lo sblocco della performance attraverso dei mirati compiti e delle strategie costruite ad hoc è possibile sbloccare il problema e riportare la persona a diventare un oratore migliore, facendo diventare la propria debolezza in punto di forza, come ci insegnano i migliori oratori, da Papa Francesco a Obama.

Ma soprattutto è possibile farlo in tempi brevi.

Se vuoi saperne di più, contattami.

Anginobia = Paura di Soffocare. Come uscirne con la terapia breve strategica

Anginobia = Paura di Soffocare. Come uscirne con la terapia breve strategica

Un Boccone Amaro

Può avvenire che ad un certo punto, mentre si sta mangiando un boccone, magari in piedi, magari sbirciando la televisione, magari parlando o ridendo, quel maledetto Boccone ci finisca di traverso.

Fin qui tutto bene, per molti, ma per qualcuno è l’inizio della fine, l’orlo del precipizio.

Da quel momento, qualcuno inizia a stare più attento a quando mangia, perché si deve essere sicuri che il cibo vada dalla parte giusta e che non scenda nel canale sbagliato.

Inizia così un vero e proprio calvario, compreso di autoflagellazioni, fatte da strategie, che si rivelano fallimentari, per cercare di risolvere il problema.

Dall’esterno il problema potrebbe essere percepito come “mangia senza darti tutti sti problemi!”, quindi come un necessario ritorno al cibarsi normale.

Da dentro il problema è percepito come un riuscire a ingerire qualcosa senza avere paura di soffocare, senza il timore e la paura che il boccone possa scendere dove non dovrebbe, che possa soffocarmi e che mi porti a morire, con un boccone di traverso.

Per tanto le soluzioni che vengono messe in pratica, usuali e fallimentari, sono:
⁃ mi isolo a mangiare: perché faccio cose che la gente non voglio che veda
⁃ Mi preparo dei pasti semi liquidi e semi solidi, che diventano sempre meno solidi più si avanza
⁃ Versi strani ogni volta che devo deglutire
⁃ Evito i cibi che più mi fanno paura
⁃ Chiedo aiuto sia a medici (anche farmacologico) che famigliari
⁃ Controllo ogni boccone, ogni cosa ingerita

È possibile venirne fuori?

La risposta ovvia, sì!

Ma amici e famigliari potrebbero dire: certo, basta che mangi.
Come se la cosa fosse semplice.
Si può uscirne, anche in tempi brevi, con un percorso mirato a eliminare le tentate soluzioni disfunzionali e a “solcare il mare all’insaputa del cielo” (Nardone, Balbi 2006) rieducando la nostra percezione.

Se ti trovi in questa situazione o conosci chi è in questa situazione, il migliore aiuto è quello di consigliare un professionista!

Personalmente ho scelto di occuparmi proprio di queste forme di ansia e paure.
Il metodo breve e strategico e i protocolli testati, aiutano a risolvere il problema in tempi molto brevi e riportano a mangiare con gusto!

Bassa Autostima

Bassa Autostima

Quanti sono i libri, gli articoli, i video e le frasi dei baci perugina che parlano di bassa autostima e vogliono insegnare come innalzarla.

Voglio essere una voce fuori dal coro:

Non apprezzo molto i libri tipo:

  • I sei pilastri dell’autostima
  • Autostima fai da te
  • Autostima da 0 a 100
  • ecc

Ho elencato alcuni dei libri che ho letto e che, personalmente, ritengo essere abbastanza inutili, ma possiamo aggiungere i mille video su youtube e altri migliaia di contenuti che hanno come oggetto: BASSA AUTOSTIMA.

Nella mia esperienza

Quello che osservo costantemente nella mia attività clinica è che tutti quelli che arrivano dicendo di avere una autostima bassa hanno una cosa totalmente diversa dagli altri, ognuno è unico nel suo modo di sotterrare la propria autostima.

Ma allora perché tutti questi libri e contenuti?

Per il business, sembra che la crescita personale (una parte della psicologia che fa meno paura) abbia un giro di affari di miliardi di dollari all’anno.

Sono efficaci?

Ogni cosa che affronta l’argomento in modo generico ha un’efficacia generica, la mia osservazione è che chi ha speso tempo e denaro in questi libri passa da un prima fase iniziale con alta efficacia, per arrivare ad efficacia zero in poche settimane.

Quindi come posso aumentare la mia autostima?

Gli studi sull’autostima hanno messo in evidenza, da una parte, un legame molto stretto con il proprio senso di auto-efficacia, cioè la capacità di sentirsi all’altezza di un compito.

Nella mia esperienza, le persone che mi chiedono aiuto per aumentare la propria autostima hanno alcuni ambiti in cui sono molto in gamba, ma poi in alcune aree della loro vita non riescono ad ottenere i risultati che vogliono.

Questo doppio aspetto li porta a viversi con una bassa autostima, facendo così indossare delle lenti grigie, con cui si vedono sempre carenti, anche davanti a successi conclamati tenderanno a dire: non è così perfetto, si poteva fare meglio, non ho fatto nulla di eccezionale, ecc.

Per aumentare la propria autostima serve iniziare a interrompere le strategie fallimentari e i copioni ridondanti che mettiamo in pratica sempre.

Sapendo che dietro la scarsa autostima si nascondono alcuni problemi tutti diversi che non è possibile risolverli con indicazioni generiche, ma serve un percorso ad hoc, in tempi brevi, con una terapia breve.

Se vuoi sapere come posso aiutarti, scrivimi una mail!

Paura di Volare

Paura di Volare

Sta ripartendo tutto, anche la possibilità di volare, ma qualcuno non riesce, bloccato da una forte Paura di Volare!

Piccolo excursus sulle paure specifiche:

A seconda di cultura, società e storia, l’uomo ha creato mille paure, tutte diverse, tutte specifiche.

Nelle città si ha un incremento delle persone che hanno la fobia per i piccioni, un tempo era più diffusa quella dei serpenti, ma le città erano più rurali, oppure le fobie per i ragni, o gli insetti in generale, ecc.

Parafrasando l’aforisma di Oscar Wilde “esistono tante realtà, quante se ne possono inventare” il Prof. Giorgio Nardone ha affermato che “Esistono tante paure, quante se ne possono inventare”.

Una tra queste paure è sempre più diffusa nella nostra società: LA PAURA DI VOLARE!

Chi ha paura di volare, ma è costretto a farlo, vive un calvario: ogni volta cerca di trovare alternative plausibili, anche 6 settimane di barca mercantile andrebbero bene, pur di non mettere piede su un aereo, ma poi essendo costretto a farlo deve cedere.

Strategie fallimentari

  • Concentrarsi sul proprio stato di ansia: più ci si concentra, più aumenta!
  • Chiedere un supporto farmacologico: non si smette di provare paura, ma solo di averne i sintomi, è come essere ingessati e non potersi muovere
  • Cercare un sostegno in alcolici: bere non fa passare la paura, ma aiuta a vivere un’esperienza ancora peggiore
  • Chiedere aiuto: ogni volta arriva il messaggio che non siamo in grado di farcela
  • Evitare di usare l’aereo: costringendo amici e famigliari a interminabili viaggi in auto, adducendo mille (più una) scuse
  • Partecipare ai corsi per superare la paura di volare delle compagnie aeree: in molti casi chi partecipa esce con più paure di quando è entrato

Come affrontare la paura di volare

Parlano con uno specialista che ti aiuti a superare la tua paura di volare, facendo in modo che diventi un viaggio non solo tranquillo, ma persino piacevole.

Come dicevano gli antichi giapponesi: il viaggio è la felicità, non lo è la meta.

Come superarla con le Terapie Brevi

Si può superare la paura di volare attraverso le terapie brevi, dove in tempi brevi, appunto, è possibile risolvere il problema concentrandosi su come funziona in questo momento, andando poi, in modo strategico, a definire una soluzione.

Con le terapie brevi è possibile superare La paura di volare in poche sedute con un’ottima percentuale di successo.

Voglio cambiare Vita!

Voglio cambiare Vita!

In questi giorni mi stanno arrivando molti messaggi da alcune persone che mi seguono con questa convinzione: VOGLIO CAMBIARE VITA! Come se molti fossero sul ciglio del burrone e dovessero cambiare rotta.

Cosa sta succedendo? Come mai così tante persone vogliono cambiare vita, stanno progettando dei cambiamenti?

Questa è la domanda che mi sono posto, sin dall’inizio; ho così iniziato a chiedere ad altri colleghi, a sondare un po’ il terreno in diversi punti, per capire come stessero le cose.

Effetti della quarantena: la sindrome della capanna

Mi sono imbattuto in tanti studi e ricerche che riportavano la sindrome della capanna come il sentimento più comune in questo momento, ma andiamo a vedere da vicino cosa sia.

La sindrome della capanna, anche conosciuta con il nome di sindrome del prigioniero, è la spiegazione degli studiosi ad una una serie di comportamenti e atteggiamenti.

Sembra sia stata studiata nei primi anni del ‘900, analizzando i comportamenti dei ricercatori di oro, che, costretti a vivere isolati nelle capanne per lunghi periodi e dovendo difendere i propri territori, per evitare che rivali e concorrenti si appropriassero delle loro pepite, alternavano sentimenti di solitudine a momenti di paura e ansia, con atteggiamenti aggressivi.

Una possibile spiegazione a quello che sta avvenendo ora

La sindrome della capanna è una possibile spiegazione a quello che sta avvenendo in questo momento di ripresa post covid, dove la paura del contagio è ancora alle porte, ma c’è la voglia di riprendere una certa socialità, bloccata da alcune paure e ansie, sentimenti di scarsa fiducia nell’altro e voglia di ritornare a rintanarsi.

La voglia di cambiare vita

La fase 1 di lockdown ha funzionato nelle nostre menti come un grande microscopio che ha messo in luce diversi aspetti delle nostre vite, che ci ha fatto riprendere in mano le nostre priorità, affrontare alcune questioni che riuscivamo sempre a rimandare, ma, soprattutto, a farci rimettere al centro della nostra vita.

Ci ha Riposizionato le nostre Priorità.

Quello che sembrava prioritario ha smesso di essere tale, ma alcuni bisogni hanno iniziato a emergere maggiormente, bisogni che fino a qualche tempo fa erano lasciati andare.

Non ci siamo mai preoccupati troppo di fare la spesa, ma ora era una guerra, non ci siamo mai preoccupati troppo del lavoro, ma ora abbiamo assaggiato lo stare senza, non ci siamo mai posti il dubbio che stavamo dando troppo senza un ritorno commisurato, ma ora non siamo più disposti a sacrificare la nostra vita, così come non siamo mai stati attenti alle ore che impiegavamo nei tragitti casa-lavoro, ma ora abbiamo goduto di quei ritmi più lenti, più a nostra misura.

Come capire le nostre priorità

Cosa è importante per noi? cosa deve essere in cima alle nostre priorità?

Vi voglio dare un punto di vista strategico: se volete capire quali sono le cose che occupano le vostre priorità, ponetevi queste domande:

Se avessi un solo anno da vivere, cosa continuerei a fare? Cosa sarebbe così importante per me da non poterlo interrompere?

Questo è l’elenco delle cose da cui dovreste ripartire per costruire il vostro nuovo essere, quello che vi rende davvero felici.

Se vuoi focalizzare meglio il tuo percorso di cambiamento puoi chiedere il mio aiuto, perché ogni cambiamento è accompagnato da grandi resistenze al cambiamento. Parliamone insieme: clicca qui https://carlomassarutto.it/

Se vuoi conoscere meglio la sindrome della capanna: https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/05/20/paura-uscire-covid

Ansia Generalizzata: come uscirne con la terapia breve

Ansia Generalizzata: come uscirne con la terapia breve

Disturbo d’ansia generalizzata (DSM-5)

Criteri diagnostici:

  • Ansia e preoccupazioni eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, relative a una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche).
  • L’individuo ha difficoltà nel controllare la preoccupazione.
  • L’ansia e la preoccupazione sono associate a tre (o più) dei sei seguenti sintomi (con almeno alcuni sintomi presenti per la maggior parte dei giorni negli ultimi 6 mesi).
  • L’ansia, la preoccupazione o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree importanti.

Cosa c’è di diverso da chi soffre di paure specifiche e attacchi di panico?

Chi soffre di ansia generalizzata non ha delle situazioni che portano allo stato di allerta, come per chi soffre di attacchi di panico, che, come dice il nome stesso, vive degli attacchi in momenti casuali della giornata.

(come avevamo visto qui: https://carlomassarutto.it/2020/05/20/paura-di-guidare/)

Chi soffre di ansia generalizzata è come se fosse in un costante stato di allerta, dove ogni segnale percepito è come se fosse un ulteriore segnale di allarme che fa aumentare l’ansia.

Chi soffre di ansia generalizzata è come se avesse un rubinetto dell’ansia dentro di sé in costante perdita, che può passare da poche gocce a inondazione in pochi istanti, ma non proverà mai la felicità di vivere neanche un solo minuto senza ansia.

Le cause

Chi soffre di ansia generalizzata ha una particolare sensibilità per tutti quei problemi che tengono svegli la notte: Problemi lavorativi, rapporti con i colleghi, problemi economici, problemi famigliari, ecc.

Ogni problema è visto e vissuto in modo molto più catastrofico di quanto sia nella realtà dei fatti, ma a nulla servono le rassicurazioni e i ragionamenti logici: sono problemi che non fanno dormire.

Le strategie fallimentari

Le tipiche tentate soluzioni disfunzionali di chi soffre di questo disturbo sono:

  • Distrarsi: cercare di portare l’attenzione altrove potrebbe essere utile, ma solo momentaneamente; come lo struzzo nasconde la testa sotto la sabbia quando vede arrivare il leone, ma quando la tira fuori il leone è più vicino, più grande e più minaccioso di prima. Allo stesso modo distrarsi rende poi l’ansia sempre più ingestibile.
  • Evitamento: evitare situazioni che possono essere fonte di ansia, anche leggere e ascoltare le notizie. Ogni volta che evitiamo mettiamo una nuova serratura alla nostra gabbia.
  • Rassicurazioni: chiedere rassicurazioni e aiuto ci riportano il fatto che da soli non siamo in grado.
  • Controllare i propri pensieri e le proprie reazioni: più cerchiamo il controllo, più perdiamo il controllo.

Tutte queste tentate soluzioni riportano sempre più in fondo al circolo vizioso dell’ansia, fino al punto di far chiudere la persona in una prigione da cui non riesce ad uscire, perché troppo deboli e vulnerabili.

La terapia Breve Strategica

Negli anni la terapia strategica ha dimostrato essere quella con le evidenze migliori per combattere questo disturbo.

La terapia strategica si basa non solo sulla tecnica, ma anche su particolari comunicazioni che aiutano la persona a scoprire nuovi modi per ricostruire la propria indipendenza e autonomia lontano dall’ansia.

Come è ben spiegato dal Centro di Terapia Strategica

In un numero contenuto di sedute si può ribaltare il problema e iniziare e costruire un nuovo sistema funzionale.

Stress e Ansia in fase 2

Stress e Ansia in fase 2

Come sta cambiando lo Stress e l’Ansia in fase 2?

Il Consiglio Nazionale dell’ordine degli Psicologi (CNOP https://www.psy.it/ ) ha appena pubblicato i dati dello stressometro, cioè il misuratore dello stress nella popolazione.

Cos’è lo stressometro?

Lo dice David Lazzari, presidente Nazionale dell’Ordine degli Psicologi: “Lo stressometro è una rilevazione che il consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologici fa per esaminare nella popolazione italiana il livello di stress. Ciò che abbiamo rilevato è un aumento importante dei livelli di stress, in relazione soprattutto al tema del lockdown.”

Cosa è emerso?

Nell’80% degli intervistati i fattori legati al COVID e alla Fase 2 stanno incidendo molto sui livelli di stress e ansia, che è aumentato del 63%, soprattutto in individui, donne e uomini, tra i 35 e i 54 anni.

Cosa è cambiato da prima del covid?

Rispetto a prima del covid si è alzato il senso di incertezza rispetto al futuro, che appare sempre meno prevedibile (con buona pace di Paolo Fox, attaccato su vari fronti per le previsioni errate), questo senso di incertezza e la quasi sicurezza che tutto andrà sempre peggio, contribuiscono a generare il senso di angoscia che si sta vivendo e che già qui ne parlavo: Ansia da Coronavirus .

Stress

Durante una crisi è normale sentirsi stressati⁠
Hans Selye è il più famoso studioso dello stress e lo definisce come SINDROME DI ADATTAMENTO⁠: lo stress diviso in due, una parte buona e una meno buona, Eustress e Distress⁠

Quando siamo stressati il nostro organismo cerca di adattarsi o, meglio, il nostro organismo nell’adattarsi alla situazione si stressa⁠:

  • Quello buono, EUSTRESS, è quello che ci fa fare le cose per bene, che ci attiva⁠
  • Quello cattivo, DISTRESS, ci fa fare le cose male, ci fa sentire sopraffatti, incapaci di dormire, mancanza o eccessivo appetito⁠⁠

Durante la fase 1 e la fase 2 lo stress cattivo si è fatto sentire parecchio⁠, ma non è corretto cercare di essere rilassati totalmente e sempre, non è fisiologico!⁠

Per riuscire a capire come gestire al meglio lo stress, bisogna prestare l’attenzione al livello di soglia dello stesso, mantenere i livelli di stress corretti per la salute e per attivarci e non “sballare” andando in ansia.

Per capire come stai gestendo il tuo stress in questi giorni, su una scala da 0 a 10? dove 0 è malissimo, 10 è ottimo!⁠, a che livello ti senti stressato?

Cosa cambierà nel futuro?

Siamo sempre stati molto attaccati, socialmente, gli uni agli altri, ora dobbiamo allenarci a mantenere le distanze, a prendere spazi, a viverci virtualmente, ma soprattutto a stare un po’ da soli.

Come evolverà l’ansia?

Molti in questa fase conosceranno un’ansia diversa, un’ansia che arriva dove non è mai arrivata, spinta da una paura di contagio e di ammalarsi reali e quindi, logicamente, plausibili.

Tali comportamenti sono spinti dal senso di impotenza che rimane nella battaglia contro il virus: non abbiamo armi, vaccini, medicinali che siano ancora attendibili, ma, soprattutto, ha toccato tutti nelle nostre certezze di sicurezza e controllo che avevamo.

Cosa fare?

Se vedi che stai mettendo in pratica alcuni comportamenti anomali che ti stanno limitando la vita, contatta un professionista per farti aiutare, prima che questi comportamenti sfocino in patologie più serie, come ipocondrie (ne parlo qui Ipocondria ai tempi del corona virus), disturbi ossessivi compulsivi, ecc.

La terapia Breve

La terapia Breve Strategica può aiutarti a superare in tempi rapidi i tuoi problemi, con protocolli studiati ad hoc e migliaia di casi risolti, attraverso divertenti stratagemmi e tecniche raffinate.

Se vuoi saperne di più, scrivimi per avere più infomrazioni!

Paura di Guidare: Ripartenza

Paura di Guidare: Ripartenza

Nel momento in cui sto scrivendo questo post l’Italia è entrata in quelle che è detta fase 2 da quando è stata dichiarata la pandemia da Covid, questa è la fase della Ripartenza.

Fino a pochi giorni fa eravamo costretti a stare in casa, ad uscire solo per necessità e ad utilizzare il meno possibili i propri mezzi (anche perché non potevamo uscire dal nostro comune).

Per molte persone questo è significato non dover guidare.

Qualcuno penserà, che c’è di strano?

La verità è che oltre il 70% degli automobilisti ha paura a guidare in determinate condizioni, di questi una buona percentuale ha paura a guidare in ogni condizione.

Dato che, come ho più volte detto in articoli passati (qui e qui) e come spesso dico su instagram e come dice più volte il Prof. Giorgio Nardone , la paura, se evitata, diventa un problema più grande della paura stessa.

Molte persone che vivono la paura di guidare come una condanna, come una spada di Damocle che pende sulle loro teste, hanno visto questo blocco totale come una sorta di benedizione, un alibi per non poter guidare e risparmiarsi dosi di ansia e attacchi di panico alla guida.

Ora, con la fase della ripartenza, però, devono riprendere in mano i loro mezzi, spaventosi e temuti, per tornare ad affrontare le strade verso i luoghi di lavoro, verso il mondo esterno.

Le strategie fallimentari

Quali sono le strategie fallimentari che tentano di mettere in atto, pur di non guidare?

La prima tentata soluzione disfunzionale è chiedere AIUTO

Ho conosciuto persone che, pur di non mettersi alla guida, ha creato una rete di supporto enorme, così da trovare sempre un passaggio e un accompagnatore/autista, alcuni non devono più neanche chiedere, l’aiuto arriva, come dal cielo.

Altri lo fanno velatamente, mettendosi alla guida e facendo un sacco di telefonate, così se succede qualcosa arriva il mio salvatore.

Altri ancora sono più spudorati e si fanno portare in giro ovunque, con richieste esplicite.

La seconda tentata soluzione: Alternative varie

Qualcuno evita di fare il tragitto più temuto, come evitare l’autostrada o trovando mezzi alternativi.

Ho conosciuto qualcuno che riusciva ad arrivare all’imbocco dell’autostrada, ma poi cedeva i comandi.

Altri possono andare ovunque in bicicletta, ma non in macchina.

Ma trovare l’alternativa ci conferma sempre la nostra incapacità di guidare, ci conferma quanto siamo sotto il controllo delle nostre paure.

Infine, chi guida, ma con paura

Esiste anche chi, comunque, per necessità, riesce a mettersi alla guida, ma lo fa con uno stato di ansia costante, anche tragitti di pochi chilometri diventano delle agonie infinite, che non porteranno a costruire un buon senso di auto efficacia, ma, al contrario, ci abbatteranno sempre di più, al punto da cercare di fare sempre meno chilometri, pur di finire in fretta questo tormento.

Strategie funzionali

Vediamo qualche piccolo stratagemma per riuscire a superare la paura di guidare

Non cercare Aiuto e rifiutalo quando arriva!

Più cerchi aiuto più ti viene confermata la tua incapacità. Chi ti aiuta ti vuole bene, ma ti sta facendo del male. Non cercare l’aiuto e se dovesse arrivare spontaneo, rifiutalo!

L’unico aiuto che devi cercare è di un professionista!

L’approccio breve strategico ha efficacia del 90% su casi di questo genere, portando la persona da “oddio, non posso guidare, ho paura di perdere il controllo!” a “ormai vado dappertutto, senza neanche ricordarmi di come stavo male prima!” in tempi brevi, di norma entro le 10 sedute.

Paura di perdere il controllo

Di solito il meccanismo dell’ansia e della paura di guidare è dato dalla paura di perdere il controllo del mezzo, dalla paura di morire, perché qualcun altro ha perso il controllo del suo mezzo, alla paura di sentirsi male mentre si è alla guida e provocare delle conseguenze orribili.

Proprio questi pensieri e paure sono quelli che azionano i meccanismi sbagliati che portano ad un peggioramento del proprio problema.

La Terapia Breve Strategica è efficace su questo perché porta la persona a superare i propri limiti, senza però andare a sfidarli, ma a renderli alleati.

Quando ad una paziente ho detto: “non devi andare oltre quello che senti di riuscire ad andare, fermati lì” le si sono illuminati gli occhi, dicendomi “avevo paura che mi dicessi di fare 20 km e non sarei mai riuscita!”

Ci tengo a precisare che ogni indicazione, stratagemma, tecnica e stralci di colloqui non possono sostituire un percorso individuale, perché, come siamo in grado di costruirci delle nostre, uniche, inimitabili, tentate soluzioni disfunzionali, che ci hanno cacciato nel nostro problema, dobbiamo farci aiutare a trovare delle strategie e delle tecniche, uniche e sartoriali, cucite su misura del nostro problema.

Se hai paura di guidare e vuoi riprendere in mano la macchina e iniziare a macinare chilometri di strada, puoi farlo! Questa fase della Ripartenza è il momento giusto!

Ansia: come gestirla?

Ansia: come gestirla?

Molto spesso mi capita che qualcuno mi faccia questa domanda “Ansia: come gestirla?”

La seconda domanda, di solito, è: Che differenza c’è tra ansia e paura?

Quando cerco di rispondere che l’ansia è una risposta allo stimolo della paura, che è una sensazione di base, vengo guardato un po’ storto. Negli anni ho capito che dovevo cambiare un po’ la mia risposta.

La differenza tra ansia e paura è dentro il nostro cervello.

Il nostro cervello quando percepisce un pericolo, cioè prima che lo si possa riconoscere con l’occhio (organo di senso) l’immagine è già stata elaborata in una frazione di millesimo secondo e ha già innescato una serie di risposte comportamentali che servono alla nostra sopravvivenza.

Immaginate di essere per strada, state attraversando, ma una macchina lanciata a folle velocità sta correndo verso di voi, prima che possiate riconoscere la macchina nella sua folle corsa, avete già fatto un balzo indietro, portandovi lontano dalla situazione di pericolo.

Chi vive un’esperienza simile, di solito, poi, si guarda intorno, ancora incerto su cosa sia successo.

Il nostro cervello ci ha salvato la vita, elaborando il più velocemente possibile la situazione, facendo scattare il segnale di pericolo, una attivazione ansiosa e una risposta immediata.

Se ci avessimo pensato un po’ su saremmo morti, spiaccicati sul parabrezza, come un moscerino.

Quindi la sensazione alla base è la paura, che fa scattare l’ansia e innesca una risposta per salvarci la vita.

Ma molto spesso questo meccanismo è difettoso, tanto, al punto da portare il nostro cervello a percepire dei pericoli un po’ ovunque e facendo in modo che lo stato di ansietà sia sempre innescato.

Una costante e persistente attivazione ansiosa porta poi a continuare a cercare quali sono i segnali di pericolo che ci stanno facendo sudare, battere forte il cuore, avere un groppo in gola e lo stomaco chiuso.

Normalmente, davanti al pericolo il nostro cervello ci porta a reagire in due modi: scappare e attaccare (gli americani lo chiamano flight or fight).

Una sensazione prolungata di minaccia viene chiamata ansia, che di per sé è una cosa buona, ma, se inceppata nel meccanismo, diventa patologica e invalidante.

Rimedi giusti e Rimedi sbagliati

Quando l’ansia è patologica chi ne soffre è portato a trovare, e a provare, ogni rimedio possibile, per riuscire a liberarsene o, quantomeno, gestirla.

Alcuni rimedi sono utili, altri danno un sollievo nel breve periodo ma complicano ancora di più il problema.

Supporto psicologico per gestire l’ansia

Un rimedio utile è quello di chiedere aiuto a professionisti del campo della psicologia, che avendo studiato proprio come funziona il meccanismo, soprattutto quello inceppato, dell’ansia possono aiutare meglio.

Farmaci?

Un tentativo inefficace, invece, è quello di chiedere un supporto farmacologico, con l’idea sbagliata che possa essere risolutivo in tempi brevi.

Un farmaco agisce nel bloccare le reazioni, non le percezioni; ciò significa, usando le parole del professor Nardone (https://www.centroditerapiastrategica.com/paura-ansia-panico/): che se interveniamo per eliminare l’ansia, non elimineremo la paura che innesca l’ansia.

È come ingessare qualcuno e sottoporlo poi a stimoli minacciosi; non potrà reagire, ma proverà paura.

Giorgio Nardone, La paura delle indecisioni (2014)

Tecniche di rilassamento

Possiamo imparare tecniche di rilassamento, ma non possono essere efficaci nel momento in cui noi viviamo costantemente in ansia, perché dovremmo costantemente applicarle e, alla lunga, perderebbero in efficacia.

L’approccio Breve e Strategico

Nel corso degli studi sul campo, su oltre 40000 casi, presso il Centro di Terapia Strategica , si sono creati dei protocolli di intervento, proprio per la gestione dell’ansia, dimostrando un’efficacia positiva su oltre il 96% dei casi trattati.

Nel giro di pochi mesi si è visto una completa e totale superamento del problema.

Come puoi iniziare a gestire l’ansia da solo?

La prima cosa da fare è di interrompere alcune strategie fallimentari, le tentate soluzioni.

Una tentata soluzione classica e tipica per chi vive questo disturbo è data dall’evitamento di tutte quelle situazioni che mi attivano l’ansia.

La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, la paura evitata diventa timor panico.

Antica iscrizione Sumera

Per interrompere questa strategia fallimentare è necessario EVITARE DI EVITARE.

Come puoi farlo?

Nei prossimi giorni cerca di capire quali sono le cose che eviti maggiormente e scrivile su un taccuino, poi inizia ad affrontarle poco alla volta.

Bibliografia

Clicca qui: Se vuoi conoscere come lavoro e prenotare un appuntamento

Fase 2: chi sopravvive al Covid-19

Fase 2: chi sopravvive al Covid-19

Da due giorni siamo entrati nella Fase 2. La domanda che molti si stanno facendo: Fase 2: chi sopravvive al covid-19?

Sarebbe più corretto formulare la domanda in questo così: “Fase 2: chi sopravvive emotivamente al covid-19?

Un articolo scientifico apparso su Lancet a inizio Marzo, riportava una ricerca molto interessante sugli effetti psicologici della quarantena, cioè in che modo noi reagiamo psicologicamente alla quarantena.

L’articolo è consultabile qui: https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30460-8/fulltext

Se, invece preferite un sunto e uno stralcio, su Repubblica era stato riportato in modo meno scientifico, si consultare qui https://bit.ly/2L6oRju.

Fase 1 e Fase 2

In sostanza quello che emerge è che siamo passati da una situazione di reclusione, con una serie di aspetti emotivi e psicologici ad alto impatto, come la paura, l’angoscia, l’ansia, la preoccupazione elevata, della fase 1, a quello che invece stiamo vivendo nella fase 2: paura dell’altro, paura di un nemico invisibile, ansia, paura di malattie, la preoccupazione di dover tornare a frequentare luoghi pubblici, tornare al lavoro e a convivere in modo attivo con una pandemia ancora in corso.

In pratica la fase 2 è caratterizzata dalle riaperture e un tentativo di tornare alla normalità, ma con la paura costante che la normalità non sia ancora vicina e che il nemico è ancora alle porte.

Fase 2: chi sopravviverà?

Nelle scorse settimane ho fatto qualche domanda ad un gruppo di persone, la cosa interessante che è emersa è il fatto che non tutti provano le stesse emozioni, ma molto spesso provano emozioni opposte: chi è speranzoso e chi è spaventato.

Nel cercare di capire come mai questa disparità e non una sensazione unica comune mi sono reso conto di un fattore interessante: la forma maentis, mentalità o mindset.

Facciamo un passo indietro: qualche anno fa una psicologa di nome Carol Dwek scrive un libro interessante, frutto di svariati anni di ricerche: Mindest – Cambiare forma mentis per raggiungere il successo.

Tralasciando il titolo che serve ad attirare molta gente, il libro è un resoconto su come le persone con un mindset differente reagiscono in modo differente alle stesse sollecitazioni.

La Dweck riporta due mentalità diverse: una di crescita, dinamica, e una statica.

Le persone con una mentalità statica sono quelle che accettano le cose che avvengono nella loro vita come un destino, mentre chi ha un mindset dinamico ha la tendenza a costruirsi il proprio destino.

Nel caso della nostra pandemia sono convinto che sopravviverà chi è riuscito a costruirsi una forma maentis dinamica, che lo porta a vivere le situazioni da protagonista attivo, non da spettatore passivo.

La Buona notizia è che se ti ritrovi tra quelli con un mindset statico puoi iniziare ad allenarlo e passare tra i dinamici!

Come costruire un mindset dinamico

Certo che siete degli Statici starete dicendo: è impossibile cambiare, ma la verità è che tutti siamo un po’ statici. Ecco quattro passi per costruire un mindset dinamico:

  1. Accettare la propria staticità come parte di noi!
  2. Iniziare a capire quali sono quelle situazioni che ci portano ad essere statici e iniziare a cambiare le più piccole cose.
  3. Iniziate a prendere le distanze dal vostro essere statico, fatevi questa domanda: Se io fossi un dinamico cosa farei di diverso? poi iniziate comportarvi COME SE lo foste per davvero!
  4. Accettate le sfide che vi si presentano, vivete come se il vostro futuro è ancora da costruire, così come la vostra realtà!

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BIBLIOGRAFIA