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Leadership, una sfida tra i ghiacci

Leadership, una sfida tra i ghiacci

Quanto può essere efficace una leadership?

Non stiamo parlando di vita o morte, Dai! o forse è proprio così?

Più di 100 anni fa, una spedizione verso l’antartico, guidata da un tale di nome Ernest Sheckleton, Ernie per gli amici, ha dovuto affrontare una di quelle sfide che nessun avventuriero di quei tempi avrebbe voluto affrontare, ma che gli avventurieri di questi tempi probabilmente sarebbero ben felici di affrontare. Ma è questa è altra storia.

Comunque, Ernie e il suo equipaggio si ritrovano incastrati nel ghiaccio, tutta la nave intera, allora decidono di cercare la salvezza. Lui, e i suoi compari, più di 200, si incamminarono tra ghiaccio e acqua gelata, finché raggiunsero l’isola di Elephant. Qui, più al sicuro di prima, Erni lasciò l’equipaggio e, con un piccolo drappello di 22 uomini, partì alla ricerca dei soccorsi, verso la Georgia del Sud. Tornò poi a recuperare gli altri con i soccorsi, acclamato tra urla di giubilo e colpi di bengala (che serve anche a tenere lontano gli orsi polari -bisogna sparare in terra, non all’orso-).

Ne parlo in questo video

Questa storia è importante perché ci racconta un nuovo modo di vedere la leadership, non come elenco di caratteristiche del leader, ma come capacità di sapere usare le sue intelligenze multiple. [cfr. Gardner e la sua teoria sulle intelligenze multiple, http://www.stateofmind.it/2016/03/intelligenze-multiple-psicologia/]

Infatti ha saputo leggere il contesto e la situazione, sapendo adattarsi e riuscendo a far in modo che anche l’intero equipaggio si adattasse, infatti il suo obiettivo era stato mancato!

Sapendo utilizzare al meglio le sue doti empatiche, è riuscito a fare in modo che i suoi seguaci non si lasciassero scoraggiare, generando in loro un self-talk positivo, capendo gli stati d’animo.

Ha saputo sfruttare  le differenze socio-culturali dei membri e ha fatto in modo che collaborassero, ricreando un sistema decisionale equo.

In situazioni così a rischio, è normale che si generino dei conflitti interni, lui ha saputo prevederli, individuando le “micce” e estinguendo le situazioni pericolose per tempo.

Ha saputo capire chi fossero i potenziali sobillatori e, prima che questi diventassero degli anti-leader, li ha presi con sé, alla ricerca degli aiuti. Perché questi 22 sobillatori erano sicuramente più adatti a compiere una missione più coraggiosa, avrebbero saputo prendere decisioni repentine e in situazioni di emergenza.

Durante questo tragitto ha utilizzato una leadership ispirazionale per mantenere la visione della squadra sugli obiettivi, creando concentrazione e sincronia, alta motivazione e lavoro in team.

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