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Colloquio di Lavoro. Mettersi a Nudo è Davvero la Strategia Ottimale?

Colloquio di Lavoro. Mettersi a Nudo è Davvero la Strategia Ottimale?

Nell’ultimo anno mi è capitato di fare un paio di colloqui di lavoro. Prima di raccontare queste esperienze vorrei sottolineare il fatto che sono arrivato a questi colloqui contattato dalle due organizzazioni perché avevano interesse nei miei confronti, in pratica, io non ho mandato loro il mio cv, ma loro hanno chiamato me. Davanti a situazioni del genere, normalmente, vado a sempre a sentire di cosa si tratta, non dico di no a priori: se sono stato contattato è perché dall’altra parte mi hanno visto in un certo modo, quindi è sempre un bel feedback capire come, mi da la possibilità di sapere se sto investendo le mie energie professionali nel modo giusto.

Davanti ad un colloquio di lavoro mi pongo sempre un grosso dubbio, che credo sia il dubbio che si pongono tutti: devo essere sincero, mettendo a nudo i miei sogni, fatiche, gioie, soddisfazioni, ecc, oppure devo mettere il “trucco” migliore per ammiccare il recruiter?

Personalmente ho sempre fatto un esercizio: pensare di trovarmi dalla parte dell’intervistatore (mi è capitato davvero, quindi viene facile) e cercare di capire quali aspetti sono importanti. Mi sono sempre risposto che le cose che danno valore ad una persona sono le sue soft-skills, quindi non tanto le sue esperienze passate e presenti, ma il modo in cui il candidato ha affrontato le più disparate situazioni della sua vita, le cose che fa al di fuori della sfera professionale, gli hobby e gli interessi. Quindi, per rispondere al mio dubbio, io arrivo e mi metto a nudo. Sempre.

Lo faccio per due motivi:

  • la vita è già complicata di suo, complicarla anche con fandonie curriculari da ricordare è autolesionistico;
  • perché io sono fiero di chi sono, ma so che non posso piacere a tutti.

Arrivo così al primo colloquio, per entrambe le posizioni: orario improbabile, luogo distante e tutta una serie di piccole rotture per me, solo per andare incontro al tizio che mi ha chiamato (chissà poi perché luogo e orario dei colloqui non li fanno mai scegliere ai candidati, un luogo a loro famigliare, un orario a loro comodo, sarebbe molto più efficace anche per chi intervista).

Arrivo con i miei canonici 10 minuti di anticipo, mi piace vedere come reagiscono agli anticipi, se mi fanno fare attesa, se mi ricevono subito, se mi fanno attendere oltre l’orario stabilito: sono tutte informazioni molto utili per capire se la tua figura è per loro di estrema importanza, se lo fanno solo per aumentare il loro database, e piccole cose metaverbali.

Sì, faccio questo. Il colloquio, NONOSTANTE venga spesso dimenticato, è un processo di selezione condotto da entrambe le parti: ultimamente la scarsità di lavoro ha fatto in modo che le aziende trattino i candidati come carne da macello, dimenticandosi che in realtà anche il candidato deve selezionare l’azienda, capire se il rapporto può funzionare, dare frutti e permettere una crescita reciproca (qualsiasi sia la mansione).

Un’altra cosa che faccio sempre è continuare i colloqui fino alla fine, ricordando sempre che nessuno ha il coltello dalla parte del manico, anche perché, altrimenti, ognuno avrebbe il suo coltello in mano e sembrerebbe più una rissa da strada che un colloquio di lavoro. Il potere nei colloqui non esiste!

Entrambe le interviste che ho sostenuto non si sono risolte con un accordo, ma da parte loro è stato comunicato: “non hanno avuto esito positivo”, come dire: “Bocciato!”. Io non ho mai apprezzato questo modo di fare, l’ho sempre visto troppo unilaterale, mono-direzionale, verticale, dall’alto al basso, a sottolineare che tu non sei alla loro altezza. Mentre la verità è che ancora io non avevo espresso il mio di giudizio.

In una delle due organizzazioni mi è stato comunicato l’esito con due righe via mail, grasso che cola, perché molti spariscono come le luci della macchina davanti nella nebbia della bassa padana, dove mi si diceva che non avevano scelto me. Il primo impatto è sempre un colpo al proprio narcisismo, al proprio ego, ma poi passa. Io a quel lavoro avrei detto di no, ma ancora non lo sapevo, mi mancavano alcuni aspetti per poter fare le MIE valutazioni: compenso economico, orario di lavoro, luogo di lavoro e colleghi. Sono tutti elementi che come candidati bisogna valutare.

Nell’altra organizzazione, al terzo colloquio, la mia domanda di capire l’inquadramento e la possibilità di crescita di livello nel futuro (equiparandola al titolo) non è stata apprezzata, ma è una delle domande più legittime che bisogna fare! Io voglio sapere tutto quello che mi garantisce di fare valutazioni e progettare il mio futuro. Mi è anche stato criticato il fatto che vedevano un’ipotetica collaborazione insieme solo come un piccolo tassello di un mio personale quadro di crescita e di vita, PERSONALE. Per me non è stata una critica, ma, anzi, la conferma di quello che sto costruendo ogni giorno, con sudore e fatica, io non sposo le vision delle aziende per cui lavoro, ma cerco di trovare tutti quegli elementi comuni alla mia vision e alla mia mission personale, PERSONALE, sì perché prima di tutto devo controllare e fare i conti con le mie motivazioni interne, con la mia idea di cambiare il mondo.

In sintesi mi piacerebbe guardare alcuni punti per andare ai colloqui con un piglio in più, dalla parte del candidato e di come le aziende dovrebbero rivedere il loro modo di fare:

Se devi sostenere un colloquio:

  • Conosci te stesso: devi sapere quali sono le tue risorse e quali i tuoi limiti, devi saperli descrivere bene. Non devi mentire MAI! Non mentire su ciò che sai, su ciò che hai fatto o su ciò che vuoi fare. Mi è capitato una volta un ragazzo che arrivato al colloquio si vedeva che non era interessato a questo tipo di lavoro, ma che avrebbe lavorato solo perché sentiva che DOVEVA farlo, qualsiasi lavoro fosse, dopo qualche mese se ne sarebbe andato.
  • Non sei sotto esame, la valutazione è da entrambe le parti, fallo ben presente! Non ti stanno facendo un favore, ma sei forse tu che lo farai a loro: hanno un bisogno e tu potresti essere la loro soluzione, ma anche tu hai un bisogno e loro potrebbero essere la tua soluzione. Un equilibrio da mantenere, se ci si sbilanciasse troppo da una o dall’altra parte si cadrebbe.
  • Fai un sacco di domande, mettili in crisi! Il solo modo per capire se in quel posto ci puoi stare per i prossimi anni.
  • RISCHIA! Esci dalla tua zona di comfort, buttati se vedi del potenziale nella proposta, che sia in linea con la tua vision!

Alle Aziende ricordo:

  • Se state facendo selezioni vuol dire che avete un problema da risolvere! (forse più d’uno, ma questa è un’altra storia). Quindi selezionate bene i CV prima di fare il colloquio, purché sappiate leggerli, avete un sacco di informazioni.
  • Valutate le soft-skills, non fermatevi solo alle competenze ed esperienze, cercate di capire quali sono le vision dei vostri candidati, perché chi ha contribuito a fare le migliori rivoluzioni lo ha fatto partendo da un bisogno egoistico, trovando un’azienda che credeva nella sua vision, in linea con la propria.
  • SMETTETE DI SENTIRVI LA COMMISSIONE D’ESAME! che siete voi i primi sotto esame, perdete di credibilità davanti al candidato, perdete di credibilità nella sua cerchia. E se il candidato è arrivato a voi vuol dire che la cerchia non è tanto lontana dalla vostra.

Ciao

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