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Effetto Pigmalione, e i suoi derivati

Effetto Pigmalione, e i suoi derivati

Chi era Pigmalione? un tizio, Ovidio lo presenta come un artista, mentre Arnobio lo farebbe collocare come il sovrano di Cipro. Ma non per questi fatti è ricordato, piuttosto per altro.

Andiamo con ordine.

/pig·ma·lió·ne/
LETT.
sostantivo maschile
Persona che scopre e valorizza le doti di un giovane, trasformandolo in una personalità raffinata e di successo.
“quel regista è stato il suo pigmalione”

Questa una definizione da dizionario, quindi un pigmalione è qualcuno che trova nell’altro le qualità, dei punti di forza e li esalta. Per fare questo il pigmalione si deve fare un’idea sommaria e parziale, un’idea a prima vista, della persona che ha di fronte, deve basarsi, quindi, sulla famosa prima impressione.

“Pigmalione aveva visto le Propetidi vivere questa loro vita colpevole e, indignato dai difetti di cui la natura aveva abbondantemente dotato la donna, aveva rinunciato a sposarsi e passava la sua vita da celibe, dormendo da solo nel suo letto.” Ovidio, Le Metamorfosi (vv. 243-297)

Cosa succede dopo? deluso dalla realtà che vede Pigmalione costruisce una statua e se ne innamora, riversando su di lei tutte le qualità che ricerca, estraniandosi da tutto e rifuggendo in una invenzione fantastica, congiungendosi con lei.

Ma che ha a che vedere con la scuola, il lavoro, la prestazione e tutti i temi di cui trattiamo qui? ora cercherò di spiegarlo.

Prima di tutto l’effetto Pigmalione è un famoso effetto psicologico, detto anche effetto Rosenthal, studiato da un certo Rosenthal (appunto, nda) in un contesto scolastico: decise che 20 soggetti, studenti, presi a caso su tutti gli allievi, fossero i più intelligenti, si inventò, pertanto, di aver condotto dei test e lo comunicò al corpo docente. Dopo un anno i docenti tornarono da lui e gli chiesero come avesse fatto a beccare davvero i più intelligenti di tutto l’istituto, dovette ammettere che era tutto fatto a casaccio, sfruttando quello che è una tendenza tipicamente umana: il labelling, l’etichettatura.

Il contrappasso di questo esperimento fu che dovette anche dire, per avvalorare la propria falsa profezia iniziale, che ce ne erano una ventina insufficientemente intelligenti, vi lascio immaginare come andò la storia per loro.

Il concetto alla base dell’effetto pigmalione è proprio questo: se penso che una persona sia valida, o scarsa, lo sarà nelle conseguenze. Un insegnante che etichetta uno studente come scarso, sarà sempre valutato in questo modo, indipendentemente da come si comporterà il ragazzo, innescando un effetto paradosso (Watzlawick e Nardone): più il ragazzo verrà confermato scarso meno cercherà di dimostrare il contrario, sapendo che è una battaglia persa, più riconfermerà l’impressione dell’insegnante.

Dato che gli insegnanti non sono sempre cattivi, succede anche da parte degli studenti: quelli che ritengono gli insegnanti più “cattivi” ed esigenti meno si impegneranno, facendo poi diventare davvero cattivi gli insegnanti.

Succede anche sul lavoro, quando i recruiter si fermano sulla prima impressione, quando il capo ti ha etichettato, e così via.

A tutto ciò ci sono conseguenze, oltre a quelle che abbiamo menzionato prima.

Un insegnante che ha in classe un ragazzo “bullo” (un’altra etichetta) che fatica a far stare dentro nelle regole, si predisporrà mentalmente a gestire FATICOSAMENTE la situazione, ma questa fatica trasparirà, sarà indirizzata in malo modo verso il ragazzo, che reagirà esattamente al contrario di come vorremmo che agisse; inoltre l’insegnante non si sentirebbe supportato dalla direzione, dalla scuola e dai colleghi, vivrebbe male il suo insegnare, sapendo che da un momento all’altro il bullo interromperà nuovamente la lezione, si sentirebbe frustato, andrebbe in burn-out. Cioè innescherebbe una vera e propria spirale infernale. 

Se sei un insegnante, compila questo questionario di Autoefficacia personale nell’attività di insegnamento, aiuti me e altri colleghi a fare una ricerca.

Uno studente che etichetta l’esame o il professore, allo stesso modo, inizierà a farsi dei film mentali su quanto difficile sia passare l’esame o prendere una sufficienza con quel professore, non riuscirà a ottenere il successo desiderato e costruirà un mito, una leggenda, del suo peggiore incubo, alimentandola sempre di più. Capita anche a quegli studenti che non riescono a passare l’esame una volta, poi due, poi tre e alla fine diventa un monolite impossibile da superare.

Concludendo, per uscire da questo effetto di labelling, e quindi per evitare di farci delle false aspettative, in positivo o in negativo, sarebbe utile diventare un po’ antropologi, studiando bene le persone che abbiamo davanti, che siano studenti o professori, trovando aspetti positivi e punti in comune con noi.

Ricordando come affermava Thomas:

“quando gli uomini definiscono una situazione come reale, essa lo diventa nelle sue conseguenze”

Alcune strategie utili a interrompere questi circoli viziosi sono: il cercare di interrompere le aspettative, per riuscire a farlo però, serve crearne altre più forti. Ecco la tecnica paradossale! Quello che c’è da fare è da immaginare la situazione come se fosse idilliaca. Utilizzando quello che il filosofo Heinz Vaihinger (1911) ipotizzò, ma che il buon Paul Watzlawick riprese e adattò come strategia di intervento paradossale in terapia strategica.

Come funziona:

Prendi la situazione problematica che vedi, o il ragazzino difficile in classe o il professore cattivo, comportati come se fosse una situazione idilliaca, senza il problema, cioè di immaginare di avere appena conosciuto lo studente, di avere appena iniziato ad approcciare quell’esame, di avere appena visto il professore per la prima volta. Il comportarsi come se porta a vedere le cose come se e quindi a ricreare un’esperienza emozionale correttiva (Alexander, 1946). Quindi a rendere reale la situazione voluta, non più quella temuta, ribaltando la profezia che si autorealizza in positivo.

Un libro interessante sul tema della profezia che si autorealizza è scritto da un amico, dr. Davide Lo Presti, un libro che consiglio a tutti:

La profezia che si autorealizza. Il potere delle aspettative di creare la realtà.

Per qualsiasi cosa non esitare a scrivermi, commentare e condividere.

Ciao

Carlo

Over Studying

Over Studying

Io ho sempre studiato poco e male. Ecco perché ho iniziato a interessarmi di tecniche di studio, di meta-cognizione, di successo scolastico: perché io ho fatto grossi errori, ma posso aiutare qualcuno a fare errori migliori!

Ricordo che al liceo mi riducevo all’ultimo. I primi anni di università uguale, ma con un metodo non adatto a me. Per 5 anni sono stato iscritto a ingegneria aerospaziale, una materia sono riuscito a darla 18 volte. Un anno ho studiato solo quella materia lì, giornate intere, ma nulla. Poi ho cambiato tutto. Ho deciso di ricominciare da capo, probabilmente sono fuggito, mi sono arreso, ma nella mia testa non l’ho vissuta così: non è stata una fuga, ma consapevolezza, non mi sono arreso, ma ho cambiato la tattica di battaglia. Ma questa è tutt’altra storia.

In quell’anno di studio intenso ho capito una cosa: non è utile arrivare all’ultimo e dare tutto, ma è ancora più inutile studiare tantissimo, senza pause. Io questo lo chiamo over studying. Avviene quando non hai vita sociale, ogni impegno extra universitario sparisce, tu sparisci. Vivi, mangi, dormi, fai caccotta col libro, appunti e tutto quello che ti serve.

Ma verso gli ultimi 2 giorni, 48 ore, 2880 minuti, 86400 secondi, 8,64e+13 nano secondi (qui mi è rimasta un po’ ingegneria) ti rendi conto che non ricordi un solo concetto, anche solo uno per dire giusto quello, qualsiasi domanda il prof faccia.

Ma è incredibile come in momenti come questi ci si renda conto che più si studia, meno si apprende.

L’apprendimento, e la conoscenza, passano dai piedi

In un articolo di qualche settimana fa spiegavo la tecnica del pomodoro, ma è solo una piccola tecnica.

Si può studiare meglio, studiando meno? no, non si può. SI DEVE!

Ma come si fa? La meta-cognizione ci viene in aiuto.

Cos’è la meta-cognizione? è il sapere come funzioniamo, o meglio, come funzionano i nostri processi cognitivi. Quindi è la cognizione della cognizione, il pensiero del pensiero.

Sapere che se noi leggiamo, leggiamo, non assimiliamo potrebbe esserci utile.. Sapere che se qualcuno ci fa uno bello spiegone a noi non rimane nulla, potrebbe essere un bel vantaggio.

Come sottolinei? cosa sottolinei? quanto sottolinei? Io so che se dovessi evidenziare una pagina la evidenzierei tutta, intera. Perché lo faccio leggendola.

Sapere come funzione il nostro stile di apprendimento ci permette di ottimizzare i nostri tempi, quindi di impiegare meglio quello che abbiamo a disposizione.

Qualche giorno fa un ragazzo mi ha scritto che tutti i suoi colleghi di corso studiano un sacco, ore ininterrotte, poi portano a casa ottimi voti, mentre lui prende voti più bassi, tra il 25 e il 28 (che sono ottimi voti anche questi, nda), ma studia molto meno. Lo diceva come se fosse sbagliato, come se lui dovesse stare ore ininterrotte a studiare, non è così.

Se applicassimo una logica matematica pura: 10 ore al giorno per 10 giorni di studio sono un totale di 100 ore di studio, per prendere un voto x compreso tra 28 e 30, mentre per 2 ore al giorno per 5 giorni riesce ad ottenere un voto compreso tra 25 e 28.

Chi ha sfruttato meglio il proprio potenziale? Chi ha trovato le strategie migliori? Se ci fermassimo solo su questione del risultato, quindi il voto, diremmo il primo caso. Ma analizzando bene, una performance ha una sua complessità insita, soprattutto in quel momento che definisco “il momento di massima prestazione”, cioè quando sei seduto davanti al professore, quando ti presenta la prima domanda, quando tu lì ti giochi tutto.

A riprova di ciò, ho altri che mi contattano dicendo: io studio, studio, studio, 10-12 ore al giorno, ma poi arrivo all’esame e non riesco a prendere il voto che vorrei. E qui abbiamo la conferma di ciò che dicevamo prima: più ci metti, più il rischio di fallire è alto.

Come sfruttare tutto ciò? Iniziando a capire come apprendete, qual è il vostro stile di apprendimento.

A tal proposito, qui ho creato un questionario: Questionario stili di apprendimento per me utile per una ricerca che sto conducendo, per voi utile perché dai risultati uscirà il vostro stile di apprendimento predominante, in più vi scriverò personalmente per darvi restituzione.

Quindi siete universitari bloccati? genitori preoccupati? volete studiare meglio?

Scrivetemi

Ciao, a Lunedì Prossimo!

 

 

La Tecnica del Pomodoro per studiare meglio!

La Tecnica del Pomodoro per studiare meglio!

La tecnica del pomodoro consiste nel predisporre un timer, impostarlo che suoni dopo 25 minuti e dedicarsi allo studio in quel tempo, dopodiché, una volta che suona, fare 5 minuti di pausa, sempre temporizzati da un timer.

Un pomodoro equivale a questa ripetizione di 25 minuti di studio uniti ai 5 di pausa. Ogni 3 pomodori bisogna concedersi una pausa più lunga, 15 minuti.

Perché questa tecnica funziona davvero?

Questa tecnica ha dalla sua il fatto di essere molto unita a quelli che sono i nostri normali ritmi fisiologici: ogni persona ha due grossi cicli biologici che segue, il primo è detto circadiano, perché avviene circa una volta al giorno, l’altro è chiamato Ultradiano, cioè avviene più volte durante la nostra giornata.

Il ciclo circadiano è quello che rappresenta il sonno e la veglia, l’alternarsi di questi due momenti.

Il ciclo ultradiano invece avviene con una frequenza di circa 2 ore: ogni ciclo impiega un paio d’ore per completarsi.

Risultati immagini per ultradiano

Il ritmo ultradiano prevede: una fase di attività di circa 90 minuti, dove il picco di massima performance avviene a 45 minuti (circa) dall’inizio dell’attività, per poi iniziare fisiologicamente a calare verso una valle, detta la valle del riposo. Anche inconsciamente noi viaggiamo sotto questo aspetto, anche mentre dormiamo abbiamo fasi di sonno più profondo, che durano circa 20 minuti, e fasi di sonno più leggero, della durata di 90 minuti circa.

Per migliorare la nostra performance è bene tenere in testa questo ciclo, anche se la nostra attività è quella di studiare. Il non rispettare queste indicazioni ci porta nella condizione di vivere dei momenti di stress, detto stress ultradiano, con caratteristiche simili al burn-out, all’over training o a quello che io definisco, in ambito di studio, l’over studying: quando studi ore e ore, ma alla fine non ti rimane nulla.

Per studiare meglio, allora una tecnica semplice, ma efficace, come quella del pomodoro ci aiuta a raggiungere prima il nostro obiettivo di studio, a pianificare e a essere più in linea con noi stessi.

Non è detto che tante ore di studio aiutano a rendere meglio, molte volte studiare meno aiuta a studiare meglio.

Se vuoi provare a migliorare il tuo studio, prova la tecnica del pomodoro.

Se hai bisogno di aiuto, scrivimi: carlo.massarutto@gmail.com anche su whatsapp 3477624250

Buono Studio

Carlo